venerdì 27 giugno 2014

MIgliaia di case in movimento. Consegnata l'ultima donazione. Iniziano i festeggiamenti.



Kalesja 27 giugno 2014. Mentre a Sarajevo e Visegrad ci si appresta a commemorare in modo opposto il centenario  dell'attentato con il quale il giovane serbo "panslavista"Gavrilo Princip uccise l'arciduca erede al trono d'Austria Francesco Ferdinando, il 28 giugno 1914, migliaia di case in una area enorme della Bosnia e della Serbia rischiano di slittare a valle dopo la catastrofica alluvione e le forti insistenti piogge che nel maggio scorso causarono decine di vittime e un disastro calcolato attorno al miliardo di euro. Il detto "piove sempre sul bagnato" da queste parti ha preso le vesti di una beffa esagerata e tragica. Le foto qui sopra sono della casa, già modestissima di Sanel Jahic, che conosco da 18 anni. Acquistata la casa non è mai riuscito a farsi dare il contratto. Ha speso tutti i pochi soldi guadagnati in Montenegro in otto anni come manovale. Ora è ritornato in Bosnia dopo che il padrone non gli ha voluto pagare gli ultimi salari. La moglie e le 2 figlie stanno da parenti e la casa ora ha iniziato a muoversi sul pendio. Gli abbiamo lasciato 150 euro che magari serviranno almeno per un sorriso.

Piove e fa caldo e ci sono lampi e fulmini e migliaia di persone posso scommettere che sono sveglie pensando all'incubo del maggio scorso che potrebbe ripetersi. Molti si sfilarono da casa appena in tempo per vederla slittare a valle. Tanti vivono ancora nelle case inagibili dove non potrebbero stare ma non hanno dove andare con nonni e nipoti.

Appena torneranno le piogge invernali le decine di migliaia di smottamenti ben visibili in qualsiasi strada di collina riprenderanno a muoversi. Alcune frazioni sono ancora isolate da maggio ma tantissimi si sono dovuti arrangiare a riaprire le strade slittate a valle per non rimanere bloccati.

Già la Bosnia Erzegovina è stata vittima di un conflitto sanguinoso e di un dopoguerra distorto e anomalo e ora con questa catastrofe tutto torna indietro di decenni e ci vorranno molti anni per tornare a una qualche normalità.

Mentre l'orchestra filarmonica di Vienna con ambasciatori e autorità celebrerà il messaggio di pace lanciato dal sindaco della capitale a metà e mentre Emir Nemanja Kusturica beatificherà con sacerdoti e leader serbi il giovane anarchico che per molti diede inizio alla carneficina della prima guerra mondiale, la miseria e l'ignoranza regnano sovrane nelle campagne della Bosnia Erzegovina e dei vicini. Scuole dove si insegnano storie diverse a seconda della religione, corruzione oltre l'immaginabile, miseria e disoccupazione esagerate. I giovani non sanno cosa fare della loro vita.

Ma forse fa comodo ai leader nazionalisti avere ancora la carne da macello a disposizione. Non sarà guerra ma sarà serbatoio di disagio. Sulle TV, assieme alla nazionale di calcio, che vale solo per i bosniacchi, dato che i croati di Bosnia tifano Croazia e i serbi di Bosnia tifano Serbia, infuria lo spot pubblicitario della rete di stazioni di servizio nuove di zecca della GAZPROM con hostess sorridenti che servono, oltre al gasolio anche delle appetitose insalatine nel bar annesso. Vladimir è già arrivato nella sua versione 3.0. Comprare la Bosnia Erzegovina per lui è questione di spiccioli.

Gli unici che stanno beati a cianciare sono i politici europei che si fanno sfilare ancora una volta di mano la Bosnia, unico paese balcanico non ancora iniziato alla Unione. Qui tutti sperano ancora si scappare, quelli onesti. I criminali sguazzano beati compresi quelli terroristici che trovano terreno fertile.

La Bosnia era il tappeto dove scopare l'immondizia e ora anche il tappeto sta smottando a valle.

Domani andiamo a vedere il primo OUTLET dell'ultrazionalismo: Andricgrad. La cittadella di ottone ideata per celebrare il suo ideatore Emir.

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